“Reati tributari, modelli 231 da aggiornare nelle aziende” l’intervista di Andrea Scarpellini per ItaliaOggi

    Team_Valletta_VRA

    Antonio Ranalli ha condotto per Italia Oggi un’indagine sui reati tributari e l’aggiornamento dei modelli 231 delle aziende, alla luce della c.d. direttiva Pif, che ha ampliato i casi di responsabilità in capo agli enti. Tra i professionisti del mondo tax e fiscale intervistati sul punto, anche il nostro Counsel Andrea Scarpellini.
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    L’aggiornamento dei modelli 231 non è più rinviabile. L’estensione della responsabilità ex dlgs 231/2001 all’ambito penal-tributario, in gran parte realizzata con il decreto fiscale dello scorso dicembre, e completata con il dlgs 75/2020, entrato in vigore il 30 luglio scorso a recepimento della direttiva Ue 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Ue mediante il diritto penale, meglio nota come Pif, rendono urgente una revisione dei modelli.

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    Un primo effetto dell’introduzione di molti delitti tributari tra i reati presupposto della responsabilità amministrativo-penale delle società ai sensi del dlgs 231/2001, è di aver responsabilizzato direttamente le società per ciò che già prima le coinvolgeva, ma solo di riflesso. «Non bisogna infatti dimenticare che, nella prassi, i reati tributari spesso si accompagnano ad altri reati (false comunicazioni sociali) o hanno quale effetto altri delitti (autoriciclaggio) che erano già ricompresi tra quelli per cui è prevista la responsabilità della società ex dlgs 231, così come già causavano la responsabilità da reato degli enti i reati tributari commessi nell’ambito di un’associazione per delinquere (art. 416 c.p., spesso contestato nell’ambito di frodi tributarie sistematiche e organizzate)», spiega Andrea Scarpellini, counsel dello studio multidisciplinare Villa Roveda e Associati, «di conseguenza, il necessario adattamento dei modelli di organizzazione, gestione e controllo adottati dalle società interesserà principalmente quei modelli che già presentavano carenze nella prevenzione dei reati che hanno origine nell’area amministrativo-contabile, finanziaria e nel ciclo di gestione clienti/fornitori; mentre, per i modelli 231 già adeguatamente strutturati, l’introduzione dei delitti tributari tra quelli presupposto della responsabilità da reato degli enti non dovrebbe comportare adattamenti sostanziali così rilevanti; il secondo effetto dell’introduzione di molti delitti tributari tra quelli da cui può originare la responsabilità da reato degli enti è quello di aver moltiplicato (e talvolta duplicato) le possibili conseguenze a carico delle società non compliant».

    L’articolo completo è disponibile qui.