Il lavoro agile come strumento di supporto ai lavoratori con familiari in situazione di handicap

    Marialuisa De Cia

    La conciliazione dei tempi di vita e lavoro è maggiormente sentita e necessaria per le famiglie che devono quotidianamente organizzare la vita familiare in funzione ai tempi, alle scadenze ed alle esigenze di familiari con disabilità.

    Il bisogno di cure e di assistenza del familiare disabile ancor più stringente quando sono i figli a necessitarne, spesso confligge con la resa della prestazione lavorativa al di fuori dell’ambito familiare con ciò determinando uscite dal mondo del lavoro da parte di uno dei genitori, uscite che quasi sempre coincidono con la madre, la donna. In questo ambito già di per se’ difficile, il datore di lavoro può contribuire al benessere del proprio lavoratore e della di lui famiglia, agevolando e favorendo la modalità agile della prestazione lavorativa. Alternare la presenza di entrambi i genitori nell’ambito del nucleo familiare, permette a ciascuno di poter accedere al mondo del lavoro senza penalizzazioni consentendo ad entrambi di poter vivere la propria professione senza limitazioni e con pari opportunità. E proprio per un lavoratore che nel suo nucleo familiare annovera due figli con disabilità che Camì Srl, società comasca leader nell’informatica per la grande distribuzione, ha posto in essere un accordo di smart working che consente al lavoratore di poter conciliare l’assistenza ai figli con le esigenze lavorative proprie e del coniuge. La natura della prestazione lavorativa, fortemente connotata dall’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, consente al lavoratore di poter svolgere le sue funzioni al di fuori dei locali aziendali e, nei limiti della ragionevolezza imposta dalla Legge 81/2017, ovunque gli impegni familiari richiedano la sua presenza. Se inizialmente Camì Srl e il lavoratore avevano valutato l’opportunità di ricorrere al telelavoro, le limitazioni imposte dalle norme regolatrici, confliggevano con le esigenze di flessibilità che la situazione familiare specifica richiedeva al lavoratore.

    Lo smart working quindi deve essere inteso non solo come delocalizzazione della prestazione lavorativa ma come strumento per supportare i lavoratori nell’ambito delle esigenze di cura della famiglia. L’azienda, per contro, potrà contare sulla fidelizzazione del lavoratore e sulla qualità della prestazione resa dallo stesso commisurandone i risultati e gli obiettivi assegnati.

    Pertanto, superata anche la limitazione dell’orario fisso a vantaggio di obiettivi che possono essere raggiunti con diversa articolazione del tempo dedicato al lavoro e la presenza stabile presso una postazione pur se nel proprio domicilio, il lavoratore può supportare i propri figli senza dover ridurre e/o penalizzare la propria prestazione lavorativa e, conseguentemente, anche la sua carriera.

    Non va, inoltre, sottovalutato come lo smart working sia uno strumento teso a ridurre sensibilmente anche il fenomeno dell’assenteismo o della fruizione imprevista e non programmata ne’ programmabile di permessi con conseguente impatto nella organizzazione del lavoro.